martedì 10 novembre 2015

Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto

"Parlando con franchezza, amico mio, ho perso ogni appetito per ogni desiderio di verità. Per me, esiste solo cio che è, la chiami pure verità, se preferisce"

Chi bazzica questo blog sa che non mi cimento mai in recensioni di libri o film che mi hanno particolarmente colpito.
Ma chi conosce me personalmente, sa anche che nutro una venerazione assoluta per quello che è il mio personaggio letterario preferito in assoluto, Sherlock Holmes, il geniale investigatore creato dall'abile penna di Sir Arthur Conan Doyle (in questo stesso blog trovate una sezione dedicata al mio Sherlock Tales, un omaggio animato ai 60 racconti di Holmes) e che sto aspettando con ansia l'uscita nelle sale del film Mr Holmes - Il mistero del caso irrisolto che vede uno dei più grandi attori viventi, Sir Ian McKellen, nei panni di un ormai decrepito Holmes.

Il caso ha voluto - perchè di caso si è trattato, non vi era alcuna premeditazione - che mi ritrovassi tra le mani, dopo una piacevole serata musicale in una libreria, una ristampa di A Slight Trick of the Mind, il romanzo di Mitch Cullin da cui è stato tratto il film in uscita. Un po' perché mi incuriosiva l'idea di partenza delle vicende narrate nel film e deducibili dal trailer, un po' perché ero curioso di vedere come uno scrittore culturalmente tanto distante da Doyle potesse tratteggiare uno Sherlock Holmes anziano col proverbiale acume ormai sbiadito e minato dalla senilità, un po' perché il volume non costava un occhio della testa nonostante potrebbe rivelarsi uno dei libri più regalati a Natale (dopo la Sherlock-mania di stampo moffatiano), ho deciso di dare a questo libro e a questo autore una chance.

Si tratta di un romanzo di circa 250 pagine, purtroppo pubblicato da noi oggi con lo stesso titolo del film (manovra in fin dei conti comprensibile e perdonabile ai signori della Neri Pozza), un titolo che non rende giustizia all'opera ma che, a quanto ho capito dopo aver concluso la lettura, è molto più vicino all'adattamento cinematografico, che pare differire in alcuni punti dal romanzo poiché - credo -  impostato con un'ottica diversa.
Mentre il film di Bill Condon tende a presentarci un Holmes esiliato a seguito di un caso mai risolto che lo tormenta da quarant'anni, un caso raccontato diversamente da Watson anni addietro ("Watson scrisse comunque il racconto, ma ne cambiò il finale") col titolo de Il mistero della donna del guanto, nel libro Holmes non si è esiliato per vergogna o per senso di colpa ma perché - proprio come ci raccontava Doyle un secolo fa - semplicemente stanco del trambusto della metropoli e degli intrighi criminali che hanno costituito il suo pane quotidiano per tutta una vita; inoltre, Watson non ha mai pubblicato un racconto a noi non pervenuto bensì è Holmes stesso a scrivere L'armonicista all'interno del romanzo di Cullin. D'altro canto, il caso è davvero insipido e banale, senza nessun risvolto torbido e con una vaga traccia di sospetto esoterismo nel primo capitolo, tanto da mostrare parecchie somiglianze con un racconto breve classico di Holmes.
Se vi aspettate un racconto inedito su Sherlock Holmes, l'ultimo caso della sua vita o, peggio ancora, una conclusione della sua esistenza, resterete amaramente delusi. Non è un giallo, non è un caso di investigazione, non ci sono criminali.
C'è un Holmes invecchiato che si ritrova a pensare a un vecchio caso mai raccontato, tra i più semplici della sua vita ma che è stato capace di coglierlo impreparato in una particolare circostanza e non certo perché si sia rivelato diverso da come lo aveva ipotizzato.
Al di là dello "smitizzamento" anche iconografico del personaggio (sigari al posto della pipa, nessun accenno al violino e l'abitudine a chiamare col nome di battesimo il suo storico assistente anziché per cognome), questo delicato romanzo è un'indagine sull'umanità di uno dei personaggi meno umani della Letteratura. Chi conosce le opere di Doyle saprà quanto i suoi personaggi siano fortemente caricaturali e quindi irreali. Ma Sherlock Holmes, nonostante queste caratteristiche riuscì, come sappiamo, a varcare quel confine tra realtà e finzione e a imporsi quasi come una figura storica poiché incarnava in maniera stupefacente lo spirito positivista dell'epoca in cui visse.
Cullin fa emergere la sua umanità in modo piuttosto soft, nella senilità inframezzata alla saggezza che solo l'essere sopravvissuto a due guerre mondiali e attraverso due secoli può procurarti; ma in cosa consiste questo lato umano del personaggio, in fondo?
L'idea mi avrebbe fatto rabbrividire, lo ammetto.
Sherlock Holmes è pura logica, come si può pensare di dotarlo di un'emotività, seppur in tarda età? La risposta è tanto semplice quanto azzeccata: l'essere umano irrompe nella mente del genio con l'elaborazione del lutto e la solitudine. Il vero caso irrisolto non è quello dell'armonicista, bensì l'esistenza umana e il suo annientamento.
Holmes (-Doyle) aveva scritto un tempo:

La morte, come il crimine, è banale. La logica, d'altro canto, è cosa rara. E dunque, conservare una propensione mentale alla logica, soprattutto di fronte alla mortalità, può risultare difficile. Ma è sempre sulla logica, e non sulla morte, che bisognerebbe soffermarsi.

Ma l'età e le circostanze della vita lo costringono a rivalutare il suo approccio logico verso la vita, al di là del delitto e della sua storica professione. L'esistenza è priva di senso, un viaggio verso l'annullamento. Cosa ne è ora del fedele dottor Watson, della signora Hudson, del caro fratello Mycroft? Individui a cui deve un po' di ciò che è ma che sono scomparsi senza preavviso, lasciandolo solo e incapace di piangerli. 
Già ne L'avventura della scatola di cartone (di Doyle) Holmes si era interrogato sul senso dell'esistenza e della morte. E infatti lo stesso Cullin riprende quel (malauguratamente) poco celebre quesito che il detective rivolge al suo assistente e che già ci lasciava intravedere quell'umanità che - forse a torto - non si riconosce quasi mai al più famoso precursore di tutti i detective.

"Qual è il senso di tutto ciò, Watson?... A quale entità giova questo cerchio d'infelicità, violenza e paura? Uno scopo deve esistere, altrimenti l'intero universo sarebbe governato dal caso, il che è impensabile. Ma qual è questo scopo? Ecco il grande, eterno interrogativo dalla cui risposta la ragione umana è più lontana che mai."

L'autore parte quindi da presupposti solidi, filologicamente corretti, per costruire la vecchiaia di Holmes. Dimostra un amore lodevole per l'opera di Doyle ma decide di rivederne alcuni aspetti per conferire un certo spessore alla sua opera e, personalmente, sento di potergli perdonare queste piccole licenze.
I personaggi secondari scompaiono accanto al realismo dirompente dell'ultranovantenne detective. 
E un discorso a sé merita, a tal proposito, il piccolo Roger, a cui il film sembra dare così tanto spazio. Nel romanzo, è una figura praticamente marginale. Certo, Holmes gli riconosce un certo potenziale, ma non certo in quanto giovane detective in erba. Lui non sa chi sia il datore di lavoro di sua madre, non sappiamo se abbia mai letto i racconti che lo vedono protagonista ma siamo certi che, nel suo album di ritagli, non compaiono né Holmes né alcunché ci faccia supporre un suo interesse per l'investigazione o la criminologia. Di lui sappiamo solo che è diventato abbastanza esperto nell'apicoltura e la sua affezione al vecchio detective è nata semplicemente perché questo era l'unica figura maschile più vicina possibile a un padre che il ragazzo abbia mai conosciuto (escluso il suo vero padre, morto in guerra quando lui aveva cinque anni).
Tuttavia avrà un ruolo fondamentale verso la fine del racconto, anche se in maniera piuttosto passiva.

Un altro aspetto che il libro affronta è l'infatuazione di Holmes per una donna che non ha mai dimenticato. E no, non si tratta di Irene Adler (verso cui non ha mai provato nulla) ma di un personaggio inventato da Cullin e di cui non posso svelarvi l'identità senza rovinarvi il film/libro.
Anche questa cosa, detta così, parrebbe un agghiacciante oltraggio. 
Ma si tratta davvero di un innamoramento? Ci si può innamorare di una persona - neppure particolarmente bella - semplicemente vedendola in foto e incontrandola, per una manciata di minuti, una volta sola nella propria vita? In un periodo in cui, per di più, si è soli e ci si avvia verso il tramonto dell'esistenza?
Non siamo sicuri che Holmes l'abbia (platonicamente) amata, ma sappiamo che questa donna ha lasciato un senso di vuoto in lui con la propria scomparsa. E questo evento è coinciso con l'inizio della reale consapevolezza di cosa sia la solitudine, quella solitudine derivata da una vita spesa alla continua ricerca della verità oggettiva, tralasciando ogni aspetto romantico della vita, all'infuori della virile amicizia e della stima professionale e umana. Come tutti i grandi uomini consacrati al proprio lavoro, anche il nostro detective si ritrova amaramente solo pur avendo amato la solitudine. 
Sta qui, secondo me, la grandezza del lavoro di Mitch Cullin. Non ha veramente snaturato il personaggio, come qualche critico talebano ha affermato. Lo ha arricchito nel momento in cui ha deciso di approfondirne il lato umano, di sovrapporre il personaggio fittizio e caricaturale di Doyle a un uomo in carne ed ossa, seppur tremendamente razionale e freddo.
Ma, a 93 anni suonati, perfino Holmes sembra arrendersi davanti alla vita.
Se quando apparve aveva la sicurezza e la determinazione del progresso scientifico che stava stravolgendo la sua epoca, adesso ha la stanchezza e l'incertezza di chi ha visitato Hiroshima dopo la Bomba e non sa più darsi una risposta.
Mentre un'unica lacrima gli solca lo zigomo, scomparendogli nella barba bianca, lui, che ha risolto casi intricatissimi, che ha svelato il possibile dietro l'impossibile, che ci ha strabiliati con la sua conoscenza e le sue doti intellettive, ripensa al quesito esistenziale citato poco sopra e mormora, gelandoci il sangue: 

"Non lo so. 
Non ne ho la più pallida idea."



P.S.: Una piccola nota di colore: in un capitolo del libro viene citato il 1929 come l'annus horribilis di Sherlock, ossia l'anno in cui, a distanza di pochi mesi uno dall'altro, scompaiono prima la signora Hudson e poi il dottor Watson. Dopo qualche anno, sappiamo che anche Mycroft muore ed è l'unico dei tre di cui viene rivelato il giorno della scomparsa: il 19 novembre, la stessa data in cui uscirà nelle sale il film di Condon. 
E io mi auguro vivamente che questa data non segni anche un'ulteriore morte di suo fratello, cinematograficamente parlando.

mercoledì 23 settembre 2015

Disegni? Per Sapere...

Ho sempre saputo di essere molto pigro e di avere dei buchi non indifferenti nella percezione di ciò che sono e di quello che faccio.
Per esempio, sono mesi che non faccio che aggiornare questo blog con le ultime news relative all'ispettore Strabick, il mio parto fumettistico, e sembra quasi che nella mia vita io faccia solo quello.
Invece no.
Pensate, lavoro anche per vivere!
Forse ho accennato in altri post che sono principalmente un grafico. Ho studiato da grafico, mi sono diplomato e laureato da grafico e ho anche realizzato un sacco di roba da grafici (insegne, cartoline, bigliettini, pieghevoli, vetrofanie, depliant e tutto il caravanserraglio che chi fa grafica conosce ormai a menadito).


Ma la mia collaborazione più significativa in qualità di grafico la intrattengo da un paio di anni circa con la nota casa editrice Edizioni Dedalo, storico bastione di conoscenza scientifica nel panorama editoriale italiano, divulgatore, da ormai mezzo secolo, di testi, riviste e quaderni di carattere soprattutto scientifico, ma anche politico e culturale.
Dici, che ci fa una realtà così seria a contatto con un cazzaro come te, che disegna fumetti in cui gli ispettori di polizia hanno occhiali a fondo di bottiglia e maltrattano preti e vecchiette?
E qui torniamo al discorso iniziale: io sono un grafico, oh! Mica sto qui a truccare i passeggini!

Per Dedalo ho illustrato un paio di libri ("Equilibrio" di Tommaso Castellani e "L'anima delle macchine" di Paolo Gallina) e ho curato la grafica di qualche copertina (come "Che ora fai?" di Till Ronneberg e la linea Senzatempo, di imminente lancio), ma soprattutto curo la grafica e l'impaginazione, dal gennaio 2014, della storica rivista scientifica "Sapere - idee e progressi della scienza". Pensate, la prima rivista scientifica italiana su cui hanno scritto, a loro tempo (quando cioè potevano ancora impugnare una penna perchè non affetti da morte cronica) Guglielmo Marconi ed Enrico Fermi!

Ebbene, di Sapere curo soprattutto l'impaginazione, ma capita sovente che mi ritrovi anche a illustrarne alcuni articoli - al di là dei grafici e diagrammi che accompagnano i pezzi più significativi, i cosiddetti doi - specialmente contenuti nelle rubriche.
Si tratta di vignette e illustrazioni che però, mi rendo conto, non ho mai divulgato al di fuori della pubblicazione cartacea sulla rivista, nonostante mi arrovelli nella ricerca di materiale adatto all'aggiornamento di questo blog.
Ora, ditemi se questa non è una immensa lacuna cognitiva sul proprio essere. Cioè, realizzo questi disegni continuamente, faccio roba anche carina, e mi scordo di averla fatta.
E il blog langue.

Vabè, non parliamone più.
Vi lascio alla visione di un po' di queste illustrazioni pubblicate tra il 2014 e il 2015 su Sapere, assicurandovi che ne arriveranno altre.
Attualmente sono al lavoro sul numero di dicembre (a proposito, quello di ottobre lo trovate già in libreria... leggete anche qualcosa di istruttivo ogni tanto, 'gnurant!) e posso già anticiparvi che ci saranno almeno altre due illustrazioni per due rubriche.

Quindi, ci aggiorniamo presto, Salofili (e Salofobi) che non siete altro!

La difficile condizione delle donne nei laboratori italiani.
 
Einstein e la velocità della luce.
   


Un inedito e folle Ivan Pavlov per un racconto umoristico di Stefano Pisani.
Un mostruoso Pi Greco.


Sonnambulismzzzzzzz....
L'uomo sogna di volare.


lunedì 17 agosto 2015

Strabick online!

È trascorso quasi un anno dalla prima avventura dell'ispettore Strabick. Ricordo che cominciai a disegnarla nella seconda metà di settembre e la terminai nel giro di un mese, per poi darla alle stampe in novembre.
Un sacco di avvenimenti hanno poi ritardato il completamento della seconda avventura, Lo scannabimbi, che ha finalmente visto la luce qualche settimana fa.
Questo rende il numero 0 dell'ispettore ormai obsoleto e, in quanto tale, può figurare benissimo su internet, tra gli altri webcomics amatoriali che tanto, obsoleti o meno, per la maggior parte fanno defecare. Quindi il mio non sfigura e dormo sereno. 
A differenza di V for Venduto però, L'intruso notturno, ovvero l'avventura di cui sopra, non verrà pubblicata su questo blog bençì sulla pagina Facebook dell'ispettore Strabick, così nessuno avrà scuse plausibili per non leggerla (eccetto 'ce l'ho in cartaceo').
Questo perchè ormai tutto gira su Facebook, eccetto i tweet di Renzi e Salvini e se per Hercules valeva la massima per cui la grandezza di un eroe si misura dalla grandezza del suo cuore, per me e gli altri sfigati che fanno fumetti amatoriali vale quella per cui la fama di un webcomic si misura dai likes sulla sua pagina Facebook.

Quindi, da oggi, 17 agosto 2015 alle ore 17:00, l'ispettore Strabick sarà anche un webcomic!
Nel pomeriggio verranno postate le prime tavole e le successive seguiranno a cadenza settimanale. 

Per cui, vedete di trascorrere meno tempo nel mondo reale e più tempo su Facebook, dove sicuramente avrete più amici e vi sentirete più interessanti di quanto non sarete mai.
Perchè da oggi avrete un passatempo in più! 

martedì 4 agosto 2015

Lo Scannabimbi

Babbeopoli è terrorizzata da un misterioso killer di bambini.
Uccisi, fatti a pezzi e sepolti in periferia, i due bimbi ritrovati sembrano non essere che l'inizio di una lunga sequela di infanticidi. A meno che qualcuno non riesca a fermare lo Scannabimbi prima che uccida ancora!

Purtroppo, questo qualcuno è l'ispettore Apollo Strabick, il braccio miope e disarticolato della legge. Ma non sarà solo, questa volta: oltre al fido agente Ubaldo Chiappone, sveglio e giovane sbirro dall'improbabile capigliatura, altri due ispettori lavoreranno al caso, sotto la pressante sorveglianza del questore Squareface: il piccolo e snob ispettore Windsor e l'acuto ispettore Tecla.

Ma basteranno questi piedipiatti a fermare un pazzo di cui non si sa praticamente nulla?

Lo scoprirete solo leggendo la nuova avventura dell'ispettore Strabick, "Lo Scannabimbi", il primo fumetto autoprodotto censurato su un gruppo Facebook ancor prima che fosse terminato e divulgato (almeno credo sia il primo...)!
Intanto, godetevi il booktrailer a questo link!

Per info: salmodugno@alice.it
Oppure seguite la pagina Facebook.

Caratteristiche
64 pagine
Bianco/nero
Formato A5 (15 x 21 cm)
Copertina morbida a colori


mercoledì 3 giugno 2015

Strabick #1: ANTEPRIMA!

Dopo un certo periodo di latitanza dal mio blog, sento il pressante bisogno di informarvi che sono ancora vivo (anche se non si sa per quanto ancora!) e sto lavorando al secondo caso del vostro amato ispettore in impermeabile e fondi di bottiglia!
Come chi segue la pagina Facebook già saprà, la polizia di Babbeopoli si troverà a fronteggiare il brutale omicidio di un ragazzino, il piccolo Jerry Boh, rinvenuto sepolto e fatto a pezzi in un terreno isolato alla periferia della città.

Si sa, i bimbicidi fanno sempre audience, specie quando si scopre che in famiglia non è tutto rose e fiori ma c'è, anzi, una netta sovrabbondanza di concime.


Restando sempre su ciò che fa più tendenza, quindi, il fumetto dell'ispettore vi proporrà un caso di cronaca nera di come Bruno Vespa se li sogna soltanto.

Siccome la concorrenza è spietata e so che i miei colleghi della Marvel, DC, Bonelli e Recchioni stanno lanciando un sacco di roba in grande stile in questo periodo, mi vedo costretto a lanciare qualcosa anch'io e, per non fare il solito violento, scelgo di lanciare un'anteprima.

Di seguito, per solleticare la vostra curiosità, ecco qualche vignetta tratta da Lo scannabimbi, il prossimo attesissimo caso dell'ispettore Strabick!

Concludo ricordandovi l'esistenza della pagina Facebook e la possibilità di acquistare in e-book, ad un prezzo da elemosina, il numero 0, L'intruso notturno.



mercoledì 11 marzo 2015

L'ispettore Str-e-book e il caso del pessimo gioco di parole nel titolo di questo articolo.



Avrete certamente notato che la mia promozione de L'ispettore Strabick - L'intruso notturno ha subìto una battuta d'arresto da qualche settimana a questa parte.
La colpa, ovviamente, non è mia. Non lo è mai, d'altronde.
L'unica colpa che ho è di essere un irresistibile monello *rossore sulle guance*

Il punto è che la mia campagna di diffusione prevedeva, subito dopo la distribuzione della prima tiratura cartacea, la trasposizione in e-book del fumetto (operazione che seguirà anche nei numeri successivi) e quindi mi sono attivato, con le mie tempistiche, perchè questo avvenisse con l'inizio dell'anno nuovo.
Tuttavia c'è stata un'incomprensione nella trasmissione dei dati per la pubblicazione e la cosa è slittata praticamente di due mesi.
Ma adesso, il nostro caro ispettore è anche un cyber-sbirro!

Da oggi, l'e-book è disponibile (ad un costo puramente simbolico) su youcanprint e dalla prossima settimana lo sarà su tutti gli store più famosi di e-book, come Amazon, Google Play, Kindle e tutti quei nomi famosi che conoscete.
Ma siccome questo è il blog ufficiale del suo creatore, ecco la lista completa degli store su cui potrete trovarlo:

Amazon Kindle Store, 
Apple Ibook Store, 
Google Play, 
Ultima Books, 
Ibs.it, 
Bol Mondadori, 
Nokia Reading, 7
LaFeltrinelli, 
Libreria Rizzoli, 
Net-ebook, 
Cubolibri, 
Book Republic, 
Ebookizzati, 
Libreria Universitaria, 
DeaStore, Webster, 
Unilibro Libreria Universitaria, 
MrEbook, Ebook.it, 
Librisalus.it, 
The First Club, 
Ebookvanilla, 
Omnia BUk, 
Il Giardino dei Libri, 
9am, 
Excalibooks, 
Hoepli, 
Libreria Fai da Te, 
Libramente, 
Ebook Gratis.

Ma non finisce qui! Se sei un italiano esiliato all'estero o semplicemente asportato per infettare un Paese più civile, potrai asservire l'ispettore alla causa grazie alla presenza dell'e-book anche sui seguenti store internazionali:

Amazon Kindle Store Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, USA. 
Apple Ibook Store Austria, Belgio, Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Olanda, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, 
Barnes & Noble,
Kobobooks.

Che aspetti, dunque? Non muori anche tu dalla voglia di scoprire chi ha fatto cosa in un poliziesco che non ti cambierà la vita nè tantomeno la giornata?
L'ispettore con più sex appeal e meno diottrie della storia del Fumetto aspetta solo te!

venerdì 6 marzo 2015

Il biglietto di Schrödinger

Essere pendolari ha i suoi vantaggi. Perfino essere pendolari di Trenitalia!
Ieri sera, ad esempio, ho assistito a una scena che definire epica è dire poco.

Stazione di Barletta.
Io e tre miei amici siamo di ritorno dalla presentazione del libro di Lercio.it.
Sono le 22:52, ed è appena arrivato l'ultimo regionale disponibile per Molfetta.

Saliamo sulla prima carrozza e ci accomodiamo. Dal finestrino vedo arrivare un ragazzo di colore che sale nella nostra stessa carrozza ma ad aspettarlo davanti alla porta c'è il controllore che, appena lo vede metter piede nel treno, gli chiede di mostrargli il biglietto.
A questo punto, parte il colpo di genio.
Il ragazzo lo prende in contropiede gli chiede per quale motivo gli abbia chiesto il biglietto non appena l'ha visto, nonostante altri siano saliti con lui (cioè noi) e ha lasciato che questi invece salissero e si accomodassero nel vagone senza assicurarsi che fossero muniti di biglietto.
Allora avanza l'ipotesi che il controllore gli abbia chiesto subito il biglietto a causa del colore della sua pelle e quindi la ritiene una discriminazione ingiusta e decide di non esibire un bel niente, se non una pacata protesta a suon di 'questa è discriminazione', 'bisogna finirla', 'sono stanco di questa storia' eccetera.
Il ragazzo parlava un italiano abbastanza buono, c'è da dire.
Il controllore, ovviamente, si arrabbia e gli chiede di esibire il biglietto o scendere dal treno e questo, per tutta risposta, si accomoda nel vagone. Al che, furibondo, il controllore telefona ai poliziotti. O meglio, fa prima una finta telefonata.

Scena meravigliosa:

"Pronto? Sono il capotreno del 12529. C'è qui un passeggero che non vuole esibire il biglietto e si rifiuta di scendere... sì..." e, mentre fa questa telefonata, non stacca gli occhi dal ragazzo, che resta tranquillamente seduto. Vedendo la sua tranquillità, col cellulare ancora sull'orecchio, gli fa: "Dammi retta, scendi! Vattene che è meglio!". E quello, per tutta risposta: "No, io non scendo, sono un passeggero come gli altri".
Al che il controllore: "Ah sì? Adesso ti faccio vedere io!".
Stacca il cellulare dall'orecchio e compone il numero. E ripete la telefonata!
MITO! 
IL GENIO DEL BLUFF!

La polizia gli risponde che manderà degli agenti alla stazione di Trani (la successiva) e che quindi può partire. Conclusa la telefonata, il controllore sbraita: "A Trani vedrai! VEDRAI!!!" e va nell'altra carrozza (dopo averci chiesto i biglietti).

Tutti nel vagone non vedevamo l'ora che la stazione di Trani si palesasse dinanzi a noi per vedere come sarebbe andato a finire quel braccio di ferro psicologico tra chi voleva far valere la legge di Trenitalia e chi rivendicava le lotte di Martin Luther King e Malcolm X.

Chi avrebbe vinto?
Il presunto clandestino avrebbe cacciato inaspettatamente fuori il biglietto e lasciato tutti con una grande lezione da imparare?
O il controllore avrebbe riso vedendo il ragazzo preso di peso dalle forze dell'ordine e trascinato via mentre confessava di non aver mai avuto alcun biglietto con sè?

Il finale è tipico di certe serie inglesi.
Arrivati a Trani, il ragazzo, sempre con una calma serafica dipinta in volto, si alza e scende.
Il suo viaggio è finito. 
Il controllore gli corre dietro urlandogli "Te ne vai, eh? Bravo! Che tanto il biglietto non lo avevi!" e quello, senza manco voltarsi, "Certo che ce l'ho, ma non ti rispondo perchè questa è discriminazione!".

E finisce così.
Ora, che questo ragazzo avesse o meno il biglietto, non c'è dato saperlo.
Ma la genialità sta proprio in questo.
Il ragionamento del passeggero aveva senso logico ed etico. Lui è salito assieme ad un gruppo di altri pendolari che hanno sfilato davanti al controllore e hanno preso posto nella carrozza, sapendo che i biglietti sarebbero stati richiesti una volta partito il treno. Eppure, lui è stato fermato immediatamente e gli è stato subito richiesto il biglietto. Fisicamente, non c'era nulla di sospetto in questo ragazzo. Era vestito normalmente, non sembrava ubriaco o drogato o chessò io, aveva un'aria abbastanza sobria e parlava in un italiano abbastanza corretto. Quindi, cosa ha insospettito il controllore? Effettivamente, deve essere stato il colore della sua pelle.
Del razzismo di fondo effettivamente c'era e il passeggero è riuscito a utilizzarlo a proprio vantaggio. Cavoli, è geniale, mi capite?!
Questo ragazzo è riuscito a svoltare la situazione in una questione di principio nei pochi secondi successivi alla richiesta del controllore e l'ha condotta sul piano delle rivendicazioni razziali!
E, tutt'oggi, non possiamo dire se avesse il biglietto o meno.
Possiamo solo congetturare su come avrebbe potuto agire se ce l'avesse avuto (e quindi dando per scontato che non lo avesse ma che è stato abile) o concordare col fatto che è stato vittima di razzismo e ha tenuto duro fino alla fine, poichè dicendo al controllore "se lo avessi chiesto prima a uno di loro e poi a me te l'avrei mostrato" ha posto in essere un'alternativa già proiettata in un passato irrecuperabile, uno sfregio già avvenuto che non poteva essere risanato e a cui lui si opponeva con la disobbedienza.

Insomma, questo ragazzo gli fa un baffo a Schrödinger, al gatto e alla fisica quantistica. Ci ha gettati tutti in un limbo di incertezza che ci impedisce qualunque giudizio su di lui e su tutta la vicenda.

Quando il ragazzo è sceso, non ho potuto fare a meno di intonare la colonna sonora di Selma.




sabato 28 febbraio 2015

Addio a Leonard Nimoy


P.S.: siccome, quando voglio, so essere estremamente democratico, ecco di seguito la versione variant:



giovedì 12 febbraio 2015

JeSuisCharles

Buon duecentoseiesimo compleanno a Charles Darwin!

Illustrazione realizzata un annetto fa (e poi scartata) per il racconto La primavera di Charles di Francesco Paloschi, apparso sul numero di febbraio 2014 sulla rivista 'Sapere' (con un'altra mia illustrazione, più brutta).


giovedì 1 gennaio 2015

Buon 2015 con Carfax!

Il Capodanno è come una specie di Natale II. Solo meno bello perchè non ci sono i regali e questa cosa lo rende abbastanza inutile sul piano pratico.
Solo che, a differenza del Natale, il Capodanno è caratterizzato da buoni propositi per il futuro; il Natale, invece, presuppone una bontà estemporanea, immediata, che tanto poi non c'è comunque. Perchè a Natale gli unici ad essere davvero più buoni sono i piatti in tavola. E lo sono solo finchè non raggiungono lo stomaco. Poi fanno come i Gremlins, si trasformano e diventano macigni adiposi, colesterolo, diabete e ti ritrovi invalido, pieno come un uovo e incapace di muoverti e speri di riuscire almeno a vedere l'anno nuovo.

Quest'anno almeno io ci sono riuscito ma non ho fatto alcun proposito buono per il nuovo anno (eccetto forse disegnare un altro paio di albi di Strabick & co.).
Però ho fatto una vignetta ieri mattina. Nonostante nevicasse come non mai, mi sono corazzato contro il freddo e sono andato in studio con la cartella sottobraccio, camminando a passo lento come un pachiderma con difficoltà serie nel deambulare. 

Per il resto, non mi vengono in  mente altri propositi formulabili per il nuovo anno. 
Insultare la gente mi piace troppo e non intendo smettere. 
Perdere i capelli non dipende da me, se no la pianterei, giuro.
Prendere la patente sarebbe facile, solo che poi il derubato se ne accorgerebbe e dovrei restituirgliela.
Alzare meno il gomito, forse. Ma poi come faccio a salutare la gente da lontano?
Bestemmiare meno, porco Giuda, quello sì che sarebbe un fottutissimo bel proposito per questo merdoso nuovo anno del cacchio!
Contare le suore per strada.

Insomma, che diavolo volete da me?! Ma che è 'sta storia dei buoni propositi?! Se volevo promettere cazzate non facevo il grafico, facevo il politico, no?!

E fatevi bastare questa vignetta!