domenica 26 gennaio 2014

One week in London


Eccomi di ritorno dalla capitale del Regno Unito, dopo una settimana di soggiorno, per un resoconto quanto più dettagliato possibile.

Premetto che si è trattato del mio primo viaggio all'estero, del mio 'battesimo dell'aereo' e del soggiorno finora più lungo trascorso fuori casa. Oltre che, ovviamente, della mia prima mostra internazionale.

Non so da dove cominciare. Londra è esattamente come l'ho sempre sognata, una megalopoli che coniuga alla perfezione antichità e modernità, che sa come promuoversi agli occhi dei visitatori, capace di farsi amare già dal primo giorno. Ho avuto la fortuna di alloggiare a Southwark, uno dei quartieri residenziali più caratteristici della city, con tipiche costruzioni rossastre su ambo i lati di Salter Road, la via su cui si affacciava l'ingresso principale del mio ostello. 
A tal proposito, ci tengo a spendere qualche parola sul tema 'ostelli'. Il nostro era pulito e accogliente, niente pidocchi o bed bugs, e terribilmente conveniente in fatto di prezzi. Prima della partenza ci era stato prospettato un quadro devastante circa gli ostelli londinesi ma devo dire che in questo caso, pur avendo pagato pochissimo per sette notti, questa visione catastrofica è stata assolutamente disattesa. Il soggiorno è stato più che piacevole!
Ogni mattina mi cimentavo in una rilassante e solitaria passeggiata sulla riva del Tamigi (a due passi dall'alloggio) e non potrò mai dimenticare lo spettacolo del 21 gennaio, quando tutta la città era avvolta da una spessa coltre di nebbia e non era possibile scorgere la riva opposta del fiume: uno spettacolo da romanzo!

Cosa ho visitato? La precisa successione non la ricordo, tuttavia cercherò di procedere con ordine: la British Library, Camden Town, la cattedrale di Southwark, il London Bridge, Trafalgar Square, la National Gallery, Piccadilly Circus, Soho, Oxford Circus (Hamleys!), la stazione di King's Cross col binario 9 e 3/4, il Parlamento e il Big Ben, Baker Street e il museo di Sherlock Holmes, Hyde Park (e una mostra dei fratelli Chapman all'interno), il British Museum, il Museo del Cartoon (DA VEDERE!), Buckingham Palace, la cattedrale di St. Paul, la Tate Gallery, il Millennium Bridge, il Museo della Scienza, il negozio degli M&M's, Covent Garden (e ho assaggiato i mitici Ben's Cookies!), l'abbazia di Westminster e il quartiere di Marble Arch (compresa la casa di Tony Blair, davanti a cui passavamo ogni volta che andavamo in galleria...).

Inutile che vi dica che questi sono solo i luoghi più caratteristici che ho visitato, perchè per me anche strade normalissime come Seymour St. o Connaught Place, vie anonime, strade, marciapiedi, comignoli e stazioni della metro erano attrazioni mozzafiato perchè parti (caratteristiche) di una città che ho sognato da sempre, leggendo i racconti di cui mi sono cibato dacché ero preadolescente.
Ho girato tutta la settimana in cappotto e bombetta, tanto che qualcuno mi ha anche fotografato nel museo di Sherlock Holmes, affacciato alla finestra che dava su Baker St. 
Sono stato beccato e intimidito all'interno della British Library da una gigantesca donna della security che aveva capito che avevo tentato di fotografare la Magna Carta col mio tablet. 
Una sera avevo talmente tanta fame (ho scordato spesso di aver bisogno di nutrimento, tanto che sono tornato con più di due chili in meno addosso...) che ho acquistato non so cosa da un negozio indiano nella metro. Ne ho prese due porzioni e ancora non so cosa ho mangiato. Ricordo vagamente della pasta sfoglia con pezzi di agnello, carote, piselli e peperoncino all'interno. Un miracolo che il mio stomaco non si sia minimamente ribellato a questa folle settimana a base di bacon, uova strapazzate, salsicce di prima mattina, disgustoso caffè inglese e tanto, tanto succo di mela!

L'inaugurazione della mostra non potrò scordarla facilmente. La galleria era in Connaught St., nel lussuoso quartiere di Marble Arch, e durante il vernissage ho illustrato le opere a due visitatori, cercando di parlare un inglese più corretto possibile. Non lo parlo da almeno sette anni e non è facile riprendersi, anche se mi hanno fatto comunque i complimenti per il mio inglese (a mio avviso, per mera cortesia). In particolare, il secondo di questi visitatori resterà nella mia memoria come uno dei ricordi più singolari di questa esperienza londinese. Si trattava di una signora alta, di classe, con due intensi occhi azzurri che è entrata in galleria perché si è trovata a passarci davanti per caso. Credo sia stata l'unica persona ad essersi veramente interessata alla mia opera e quando mi hanno chiamato per parlare con lei, abbiamo iniziato una lunga conversazione che, partendo dal mio lavoro, ha spaziato in molte direzioni. Lei mi ha raccontato delle sue origini canadesi e del suo amore per la cultura europea, mi ha chiesto di illustrarle qualche lavoro ed era molto interessata, cortese, simpatica e partecipe a quella che era, di fatto, una mostra che si era trovata davanti per caso. 
Solo dopo che è andata via, mi è stato riferito che si trattava di Lynda Carter, la mitica Wonder Woman degli Anni Settanta! E io non l'ho riconosciuta manco per nulla! Come avrei potuto, d'altro canto? Ora è così mentre tutti ce la ricordiamo così!

Ad Hyde Park sono riuscito a dar da mangiare ad uno scoiattolo, dopo tanta pazienza. Sono animali molto diffidenti, ma fanno ridere un sacco!

Nonostante abbia visitato la Tate, il British, la National, la mostra dei Chapman eccetera, devo dire che i musei che più mi hanno lasciato senza fiato sono stati quello del fumetto e quello di Sherlock Holmes!
Il 221b di Baker Street era la mia meta principale da quando ho saputo che avrei preso parte a questa esposizione a Londra e ho deciso sin da subito di omaggiare il museo di una copia del mio lavoro, quello esposto in mostra. Di cosa si trattava? 
Si chiama 'Sherlock Tales' ed è, fino ad ora, uno dei miei lavori più imponenti in assoluto. Un video di 8 minuti fatto di disegni animati che ripercorrono tutta la storia editoriale di Sherlock Holmes. Ne ho masterizzato 5 copie su DVD, una delle quali è ora di proprietà del curatore dello Sherlock Holmes Museum. Devo dire che l'entusiasmo e l'interesse con cui il dipendente del museo ha preso in consegna il  mio lavoro, chiedendomi di spiegargli cosa fosse, mi ha ripagato molto dei 4 mesi di fatica (post produzione esclusa) che ho impiegato per realizzare quest'opera!
Non l'ho mai divulgata perchè una delle clausole dell'esposizione richiedeva che le opere esposte fossero inedite. Ora è liberamente fruibile su youtube. La allego qui:


Nel museo del Cartoon, a pochi passi dal British, ho avuto una seria crisi estatica. Posso solo dirvi che mi sono trovato davanti a stampe di William Hogarth, disegni di Gillray, una vignetta di Tenniel, una striscia di Schulz, una tavola di Felix The Cat, l'ultima tavola di V for Vendetta, copie del Punch, vignette satiriche di ogni epoca, da Churchill alla Tatcher, fino al Royal Baby, illustrazioni che omaggiavano film quali L'ammutinamento del Bounty o spettacoli teatrali come Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare... tutto rigorosamente ORIGINALE! Un vero balsamo per l'anima frustrata di un illustratore italiano!

Al binario 9 e 3/4 mi son fatto una foto con la sciarpa di Serpeverde ed è stato strepitoso quando, mettendomi in posa con la mia caratteristica espressione ghignante, il pubblico che attendeva il proprio turno o osservava è esploso in un'esclamazione di divertimento e stupore, mentre il fotografo è letteralmente impazzito urlando 'Woah! Amazing! Don't move!' e il ragazzo che mi ha dato la sciarpa mi ha stretto la mano, divertito, prima di congedarmi ('You're fantastic!').

A Covent Garden ho assaggiato i fantastici Ben's Cookies, ho bevuto birra al St. James (un pub), ho fatto il cretino con due miei amici ad Hamleys, un gigantesco negozio di giocattoli, ho ascoltato i rintocchi del Big Ben. Ho visto Buckingham Palace di sera e sono rimasto estasiato davanti alla statua della Regina Vittoria e alla cattedrale di St. Paul. Percorrere il Millennium Bridge con il gelo e il Tamigi increspato sotto di me è stato memorabile. Ho visto dei Picasso, Seurat, Van Gogh, Turner, Braque e un cartone di Leonardo davanti a cui io e i miei due amici (quelli che, alla fine, mi hanno accompagnato nelle fasi più significative del viaggio, Marco e Cesarina) siamo rimasti in silenziosa contemplazione per almeno 10 minuti. Ovviamente, questi sono solo alcuni degli artisti di cui ho potuto ammirare le opere, ma se cominciassi a elencarli tutti, questo post - già chilometrico - non finirebbe più.

Londra mi ha letteralmente stregato e spero di tornarci quanto prima, augurandomi, come ho già fatto presente a molti inglesi in occasione della mostra, che il mio futuro sia in quell'isola meravigliosa.

venerdì 17 gennaio 2014

DOV'È V?!

Ciao a tutti. Questo non sarà un post chilometrico perchè non ho davvero il tempo per scriverlo. Lo faccio giusto per non lasciarvi a bocca asciutta.

Come saprete, oggi avrei dovuto pubblicare il terzo capitolo di 'V for Venduto'. Ma non l'ho fatto.
A dire la verità non l'ho manco disegnato!

E sapete perchè? Perchè sono esauritissimo!
Domani parto per Londra per una settimana, in occasione di una mostra con l'Accademia di Belle Arti, e quindi sono incasinato coi preparativi (l'ho saputo una settimana fa... fate voi!).
In più, partendo, ho delle scadenze lavorative da anticipare che, quindi, hanno spodestato questo fumetto dalla lista delle mie priorità mensili.

Quindi, ci vediamo il 17 febbraio!
Io vado a Londra e cerco di godermi la vacanza, cercando di scordare che al mio ritorno troverò più lavoro di quanto ne stia lasciando.

Suicidatemi, vi prego.


mercoledì 1 gennaio 2014

ArchiVìo: Padre Faust

Il secondo focus del nostro bell'Archio è, prevedibilmente, dedicato a... Padre Faust!

Lo so, vi aspettavate Vì... ma sarei stato banale, non credete?

Il mefistofelico Segretario di Stato Vaticano apparso nel secondo capitolo incarna il peggio della Chiesa Cattolica, dall'aspetto politico a quello più degradante della pedofilia. I lettori più arguti avranno notato che è l'unico cardinale a portare il crocifisso capovolto appeso al collo e, di default, non ha pupille (salvo in rare scene... giusto per dargli una dimensione grossomodo umana!).
Faust, longilineo, affilato e dal ghigno storto, appare in netto contrasto con la figura bianca e pacioccosa di Papa Coccolo I, pontefice ufficialmente in carica ma che, si intuisce, è solo una figura di facciata, che serve a far apparire la Chiesa come una massa di adorabili pretacchiotti gigioni e bonaccioni. In realtà, i mille vizi, delitti e privilegi di quella che potremmo definire la Casta Ecclesiastica la fanno assomigliare più al machiavellico Segretario di Stato che non al buon Papa, la cui tenerezza appare anzi irritante quando servita su un vassoio laddove avrebbero dovuto esserci severità e condanne concrete.

Il primo aspetto che colpisce di Faust è la sua tendenza pedofiliaca, ovviamente tratteggiata con una certa ironia. Per eccitarsi, guarda album da colorare di Peppa Pig, che tiene nascosti clandestinamente sotto il cuscino del suo letto come fossero riviste pornografiche e pare addirittura non fare distinzioni tra bambine e bambini: 
- Le confesso che non sono una bambina, padre. 
- Oh, non importa! Sarà il nostro piccolo segreto di stato!
Insomma, sembra amare sul piano sessuale non solo i bambini, ma tutto ciò che li caratterizza.

Faust di J. W. Goehe
Il nome non è casuale. I più colti avranno afferrato la citazione goethiana del cognome. Faust è il protagonista dell'omonimo poema dello scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), ed è un uomo di scienza che, sedotto dalla sete di nuova e più ampia (leggi 'empia') conoscenza, invoca l'aiuto di Mefistofele e stringe un patto con esso, godendosi, a caro prezzo, i piaceri della vita che un buon cristiano dovrebbe sopperire con la fede in Dio. Se il cognome è quello dello scienziato, l'aspetto è decisamente più prossimo al Mefistofele, da cui il vero Faust si allontanerà, nell'epilogo dell'opera, redimendosi e salvando la sua anima. 
Il nostro Faust, invece, è un vicolo cieco. Tiene le fila della Chiesa Cattolica, che dovrebbe essere ambasciata di Dio in terra, quindi, pur vicinissimo a Dio, gli prolifera in seno. Come si può, quindi, parlare di redenzione? In nome di cosa?

Gilles de Rais
Il nome di battesimo, invece, è un po' più sottile. Richiama quello di Gilles de Rais (al secolo, come ci insegna Wikipedia, Gilles de Montmorency-Laval barone di Rais), maresciallo francese quattrocentesco impiccato ed arso al rogo con le accuse pesantissime di stregoneria e assassinio seriale di oltre un centinaio di bambini e adolescenti, torturati e stuprati. Convenzionalmente ritenuto uno dei più grandi mostri della storia occidentale, il suo nome è divenuto, quasi quanto quello del Faust goethiano, emblema di depravazione e malvagità, specialmente quando ci si muove nell'ambito dei delitti commessi su fanciulli e fanciulle.

Insomma, un bell'osso duro. 
D'altro canto, se al nostro Vì non è stato sufficiente un capitolo per sbarazzarsene, un motivo ci dovrà pur essere, no?