sabato 7 dicembre 2013

ArchiVìo: Violetta

Come preannunciato, inauguro ArchiVìo, ossia la serie di approfondimenti dedicati al mio ultimo lavoro fumettistico, 'Vì for Venduto', di cui potete leggere il primo capitolo nel post precedente a questo.
Ogni mese, come già spiegato nel post precedente a quello precedente a questo, dedicherò un post ad uno dei personaggi principali della serie, svelandone i retroscena, le fonti di ispirazione e spendendo qualche riga circa la sua caratterizzazione.

Non potevo che partire con Violetta, che molti di voi lettori hanno subito adottato per la sua innegabile cultura e complessità psicologica.
La meravigliosa partner del nostro Vì è, ovviamente, ispirata alla Evey Hammond del racconto originale e ha, quindi, molti punti in comune con lei: è bionda, ha sedici anni e viene salvata da un uomo con una maschera e una parrucca buffa. E basta.
Ah, e a un certo punto della storia piange e le si scioglie il mascara!

La genesi dei personaggi è, paradossalmente, identica. In una realtà politicamente e socialmente degradata, una sedicenne, vinta dalla mentalità imperante e assuefatta all'andazzo, si ritrova a prostituirsi. Ma approcciandosi alla cosa in maniera totalmente differente.
Mentre Evey lo fa per disperazione, Violetta lo fa perchè si sente disperata, ma non lo è affatto.
Anzi, si può dire che finga disperazione quando, in realtà, la cosa non le fa nè caldo nè freddo. L'importante è l'obiettivo da raggiungere, effimero come solo una sedicenne italiana media, lobotomizzata dalla TV sa porsene!
Il nome non è casuale. Come nel V originale, anche questo ha una sua motivazione (Evey ricorda Eve, il personaggio biblico... così come non è un caso che il dittatore, che alla fine soccombe, si chiami Adam): è una citazione alla varietà di rose preferite - e adoperate - da V, ossia la Violet Carson.

Violetta incarna il peggio di una generazione che pare senza alcuna possibilità di redenzione. Ragazzi allevati nel degrado morale, nel presenzialismo, in quello che Caparezza definisce il Fronte dell'Uomo Qualcuno, che credono di essere il centro del mondo, che apparire sia tutto.
Non si tratta di teste vuote, ma di teste piene della roba sbagliata. Violetta non è Evey, non è una ragazza che ha perso tutto ed è dominata dalla paura, anzi. È una che, al contrario, ha tutto ma sente di non avere nulla perché insaziabile e ingorda, che utilizza a sproposito il termine 'sofferenza' e che è capace di suscitare, in chiunque abbia un minimo di cervello, cultura e valori, un istinto omicida. Un personaggio da cinepanettone, insomma.
Eppure, è davvero una figura caricaturale?
Provate a interessarvi, qualche volta, ai telefilm per ragazzi che hanno invaso i palinsesti dei molti canali che l'avvento del digitale terrestre ha messo a nostra disposizione. Un tempo, le telenovelas erano roba per casalinghe annoiate e fondamentalmente ignoranti, adesso sono prodotti confezionati per le ragazzine, riadattati per un pubblico che deve essere plasmato su valori effimeri. Violetta non è solo un modello culturale diffuso ma anche un modello culturale imposto, reclamizzato, subdolamente celebrato.
Non importa quale sia il genere di programma: talent o sit-com che sia, l'importante è che si parli di ragazzi, di gelosie, di amicizie effimere, passioni volgari, look e popolarità. Le scuole e i gruppi diventano dei set cinematografici su cui esibirsi ed emergere a qualunque costo, pena l'essere bollati come 'falliti'. Per essere in delle scuole, si studia davvero molto poco. Spesso i professori non compaiono neppure, se non come figure autoritarie e isteriche da evitare e deridere.
Violetta è esattamente questo, con l'aggravante (non da poco) di essere italiana.
Quindi abituata al menefreghismo, al 'tanto il mondo va così', alla disinformazione, alla retorica sfrenata, agli scioperi fatti solo per non fare lezione, alle università scambiate per scaccia-lavoro, all'idea che la donna debba stare al suo posto, all'ignoranza più becera.

Se credete di odiarla ora, non avete ancora visto nulla.