venerdì 4 gennaio 2013

'La bitta' - illustrazioni per un reading teatrale

Lo scorso ottobre mi fu chiesto, da un caro amico che scrive poesie e racconti in vernacolo molfettese, di realizzare delle illustrazioni per un reading teatrale di una sua opera in due atti ispirata alla tragica vicenda del Francesco Padre, il peschereccio molfettese affondato al largo delle coste del Montenegro nel novembre 1994. Si sono dette e scritte una marea di cose su questo tragico incidente (?); si è tentato di screditarne perfino l'equipaggio, definendo i cinque pescatori morti a bordo dell'imbarcazione come contrabbandieri di armi e, quindi, vittime di quel Male che essi stessi trasportavano nella stiva.
Ovviamente, ci sono ragioni militari (leggi anche politiche) per cui si lascia che un alone di mistero lungo ormai diciotto anni avvolga questa brutta faccenda.

Lungi però dall'essere un'opera tesa a indagare e denunciare le ipotetiche cause di questo disastro, La bitta si presenta come un racconto popolare molto intenso, incentrato sulle vicende della famiglia di uno dei cinque pescatori, il giovane Semìne, su cui grava un terribile presagio di morte.
Pur non amando particolarmente questo genere di narrazioni fortemente radicate nello spirito e nelle tradizioni legate al territorio, ammetto di essere rimasto piacevolmente affascinato da quest'opera, per cui sono stato felice di realizzare queste sette illustrazioni (una per il prologo, tre per il primo e tre per il secondo atto) che, in teoria, avrebbero dovuto essere proiettate durante un reading - preferito alla rappresentazione vera e propria per le solite ragioni - ma che, di fatto, sono rimaste a me perchè l'evento è sfumato prematuramente.

Con la speranza che, come mi è stato detto, se ne riparli il prossimo novembre, condivido comunque con voi questi miei sette lavori a china.








mercoledì 2 gennaio 2013

This is It

"George sbatté forte le palpebre e  guardò di nuovo. Faticava a credere a quel che vedeva: sembrava il personaggio di una storia, o di quei film nei quali si sa che gli animali balleranno e parleranno. Se avesse avuto dieci anni di più, non avrebbe creduto a quel che vedeva, ma George non aveva sedici anni. Ne aveva sei.
C'era un clown nello scarico. La luce là dentro era molto fioca ma bastava perché George Denbrough fosse sicuro di quel che vedeva. Era un clown, come quelli del circo o della TV. Per la precisione, era un incrocio tra Bozo e Clarabelle, quella che vedeva in un programma per bambini, il sabato mattina. La faccia del clown nello scarico era bianca e c'erano buffi ciuffi di capelli rossi ai lati della testa pelata e c'era un gran sorriso da pagliaccio dipinto sulla sua bocca. Se tutto questo fosse avvenuto solo qualche anno dopo, George avrebbe certamente pensato a Ronald McDonald prima che a Bozo e Clarabelle.
Il clown aveva in mano un mazzo di palloncini, di tutti i colori, come succulenti frutti maturi.
Nell'altra aveva la barchetta di carta di George.
'Vuoi la tua barca, Georgie?' Gli  sorrideva.

George rispose al suo sorriso. Non potè farne a meno, perchè quello del clown era un sorriso contagioso. 'Certo', rispose.
Il clown rise. 'Certo'. Mi piace! Ma bene! E un palloncino?'
'Oh... certo!' Allungò la mano... e la ritrasse malvolentieri. 'Non devo accettare regali dagli sconosciuti. Me l'ha detto papà'
'Molto saggio il tuo papà', si complimentò il clown nello scarico, sorridendo di nuovo mentre George si domandava: come ho potuto credere che avesse gli occhi gialli? Erano di un blu vivace e limpido, il colore degli occhi di sua madre e di quelli di Bill. 'Molto, molto saggio. Vuol dire che mi presenterò. Io, Georgie, sono il signor Bob Gray, altrimenti noto come Pennywise, Il Pagliaccio Ballerino. Pennywise, ti presento George Denbrough. George, questo è Pennywise. Ecco, adesso ci conosciamo. Non sono più uno sconosciuto per te e tu non sei uno sconosciuto per me. Giii-iusto?"

(Stephen King, It)