sabato 7 dicembre 2013

ArchiVìo: Violetta

Come preannunciato, inauguro ArchiVìo, ossia la serie di approfondimenti dedicati al mio ultimo lavoro fumettistico, 'Vì for Venduto', di cui potete leggere il primo capitolo nel post precedente a questo.
Ogni mese, come già spiegato nel post precedente a quello precedente a questo, dedicherò un post ad uno dei personaggi principali della serie, svelandone i retroscena, le fonti di ispirazione e spendendo qualche riga circa la sua caratterizzazione.

Non potevo che partire con Violetta, che molti di voi lettori hanno subito adottato per la sua innegabile cultura e complessità psicologica.
La meravigliosa partner del nostro Vì è, ovviamente, ispirata alla Evey Hammond del racconto originale e ha, quindi, molti punti in comune con lei: è bionda, ha sedici anni e viene salvata da un uomo con una maschera e una parrucca buffa. E basta.
Ah, e a un certo punto della storia piange e le si scioglie il mascara!

La genesi dei personaggi è, paradossalmente, identica. In una realtà politicamente e socialmente degradata, una sedicenne, vinta dalla mentalità imperante e assuefatta all'andazzo, si ritrova a prostituirsi. Ma approcciandosi alla cosa in maniera totalmente differente.
Mentre Evey lo fa per disperazione, Violetta lo fa perchè si sente disperata, ma non lo è affatto.
Anzi, si può dire che finga disperazione quando, in realtà, la cosa non le fa nè caldo nè freddo. L'importante è l'obiettivo da raggiungere, effimero come solo una sedicenne italiana media, lobotomizzata dalla TV sa porsene!
Il nome non è casuale. Come nel V originale, anche questo ha una sua motivazione (Evey ricorda Eve, il personaggio biblico... così come non è un caso che il dittatore, che alla fine soccombe, si chiami Adam): è una citazione alla varietà di rose preferite - e adoperate - da V, ossia la Violet Carson.

Violetta incarna il peggio di una generazione che pare senza alcuna possibilità di redenzione. Ragazzi allevati nel degrado morale, nel presenzialismo, in quello che Caparezza definisce il Fronte dell'Uomo Qualcuno, che credono di essere il centro del mondo, che apparire sia tutto.
Non si tratta di teste vuote, ma di teste piene della roba sbagliata. Violetta non è Evey, non è una ragazza che ha perso tutto ed è dominata dalla paura, anzi. È una che, al contrario, ha tutto ma sente di non avere nulla perché insaziabile e ingorda, che utilizza a sproposito il termine 'sofferenza' e che è capace di suscitare, in chiunque abbia un minimo di cervello, cultura e valori, un istinto omicida. Un personaggio da cinepanettone, insomma.
Eppure, è davvero una figura caricaturale?
Provate a interessarvi, qualche volta, ai telefilm per ragazzi che hanno invaso i palinsesti dei molti canali che l'avvento del digitale terrestre ha messo a nostra disposizione. Un tempo, le telenovelas erano roba per casalinghe annoiate e fondamentalmente ignoranti, adesso sono prodotti confezionati per le ragazzine, riadattati per un pubblico che deve essere plasmato su valori effimeri. Violetta non è solo un modello culturale diffuso ma anche un modello culturale imposto, reclamizzato, subdolamente celebrato.
Non importa quale sia il genere di programma: talent o sit-com che sia, l'importante è che si parli di ragazzi, di gelosie, di amicizie effimere, passioni volgari, look e popolarità. Le scuole e i gruppi diventano dei set cinematografici su cui esibirsi ed emergere a qualunque costo, pena l'essere bollati come 'falliti'. Per essere in delle scuole, si studia davvero molto poco. Spesso i professori non compaiono neppure, se non come figure autoritarie e isteriche da evitare e deridere.
Violetta è esattamente questo, con l'aggravante (non da poco) di essere italiana.
Quindi abituata al menefreghismo, al 'tanto il mondo va così', alla disinformazione, alla retorica sfrenata, agli scioperi fatti solo per non fare lezione, alle università scambiate per scaccia-lavoro, all'idea che la donna debba stare al suo posto, all'ignoranza più becera.

Se credete di odiarla ora, non avete ancora visto nulla.

sabato 16 novembre 2013

Ricorda per sempre il 17 novembre!

Bene, il countdown è terminato.

Mi hanno chiesto in molti, negli ultimi 5 giorni, cosa sarebbe accaduto oggi.
Qualcuno ha ipotizzato (assurdamente) che mi sarei laureato di domenica. Qualcun altro ha azzardato che avrei rivelato al mondo di essere calvo e di portare un parrucchino. 

C'è da dire che nessuno ha pensato - come sempre - alla cosa più elementare.
Sono un fumettista. Magari avrei cominciato a pubblicare un fumetto sul mio blog?

Perchè di questo si tratta. 
Parte da oggi, 17 novembre 2013, una nuova avventura fumettistica, che potrete seguire, ogni 17 del mese, su questo stesso blog.
Rispondo preventivamente alle vostre domande.

Quindi sarà un fumetto mensile? 
Sì, esattamente. Un capitolo al mese.

Di cosa parlerà? 
Si tratta di una parodia. Non ufficiale, che qui non è che abbiamo conoscenze a chissà quali livelli, ma una parodia nata non tanto per omaggiare un personaggio o una saga, ma per fare un po' di sana critica sociale.

Parodia di cosa?
Di un celeberrimo fumetto, il cui simbolo principale è ormai divenuto mainstream: 'V for Vendetta' di Alan Moore e David Lloyd (che colgo l'occasione per salutare! Ciao Davidllòyd!). 

Ma come t'è venuta un'idea tanto idiota? Ti sembra un fumetto da paraculare?! 
L'idea è nata in me esattamente due anni fa, quando lo lessi per la prima volta e ne studiai la genesi. Moore aveva pensato a V e alla sua Inghilterra futuristica e distopica a causa della situazione politica dell'epoca, in pieno tatcherismo. Partendo dalla situazione preoccupante che avvertivano attorno a sè, Moore e Lloyd (ciao!) esasperarono tutti gli aspetti negativi della politica repressiva della Lady di Ferro e immaginarono un futuro in cui la Gran Bretagna, dopo una guerra che aveva distrutto l'Europa, era scivolata in un regime dittatoriale con forti tratti orwelliani. Il controllo maniacale, l'illusione della liberà, il crollo di ogni valore, un popolo anestetizzato, il disprezzo per la diversità e la repressione violenta di ogni forma di ribellione, soppressa in nome di un ordine superiore che non doveva mai vacillare.
Poi sappiamo come sono andate le cose. L'Inghilterra s'è ripresa.
Ma in quel baratro ci siamo scivolati noi. E neppure ce ne rendiamo conto!

Ma sei cretino? 
Sì.

E quindi? 
E quindi ho immaginato un V tutto italiano, calato in un'Italia che non è per nulla distopica, anzi. Come vedrete, capitolo dopo capitolo, ho solo creato personaggi nuovi nella forma ma già esistenti nella sostanza, seppur rivisitata in chiave parodistica.
Un difensore di quei valori che qui, nel 2013, tutti abbiamo ormai dimenticato, anche i più volenterosi di ricordare e correggere. Tutto quello che sappiamo fare sono insurrezioni a colpi di post di Facebook.
Lui invece ci prova. Ha tanti libri, ha visto tanti film, ascolta buona musica, cita Dante...
Ma riuscirà davvero a invertire l'andazzo?
Il titolo è emblematico: 'V for Venduto'.
Quanti ne abbiamo visti negli ultimi vent'anni? Paladini della giustizia che poi sono rimasti intrappolati nelle maglie del sistema che millantavano di voler disgregare? Don Chisciotte che non hanno fatto altro che confermare, col tempo, che ogni italiano ha un prezzo, anche il più valoroso!

Ma quindi ci dici già come finirà? 
Affatto. Il titolo non preannuncia alcun finale, illustra solo lo spirito dell'opera.
Certo, per Vì non sarà facile riuscire a combattere in questo letamaio sociale. Altro che Leader, Occhio, Dito, Orecchio e Fato!
Qui la cosa è tragica davvero! Mattino Cinque gli fa un baffo alla Voce del Fato! Mica interveniva Belpietro, lì! Tsk!

C'è altro? 
Beh, sì. Oltre al capitolo, dedicherò, in un giorno non preciso del mese, un approfondimento su uno dei personaggi, con qualche parola e curiosità. Perchè mi son fatto un mazzo non indifferente a cercare di legare il tutto e a sintetizzare vizi e malanni di questo Paese in una serie di figure di carta! E c'è tanto da dire su ognuno di loro.

Quando vedremo online il primo capitolo? 
L'appuntamento è per il 17 novembre 2013 alle 17:00 qui su Carfax.

Insomma, vi leggerete un fumetto aggratis. Mica poco!
Li avessi avuti io, ai miei tempi! Invece dovevo sgobbare nelle miniere per potermi comprare un Topolino!
Ci sono morto, in una di quelle miniere.
Mi sarebbe piaciuto poter essere qui con voi ad assistere a questo evento.
Ma sono certo che, da qualche parte lassù, mi starò guardando e sorriderò.

Questo lo dedico a me, Sal.
Ce l'abbiamo fatta!


lunedì 4 novembre 2013

Lucca Comics 2013: Impresioni e cose bufe!

Come cominciare questo post? 
Magari dicendo che è stata la vacanza più sfibrante ed eccitante della mia vita?
No, non credo riassumerebbe al meglio ciò che ho provato nei miei tre giorni alla Lucca Comics & Games 2013.

Ricorderò tantissime cose di quest'avventura. 
Non sono uno abituato a soggiornare lontano da casa. Chi mi conosce, lo sa che ho sempre preferito la penombra del mio studio alla luce del sole e allo stress di un viaggio e ammetto che, avendo un po' perso di vista il panorama fumettistico contemporaneo da un paio d'anni a questa parte, non ero pienamente certo che questa esperienza mi sarebbe servita.
Per intenderci, non compro fumetti così spesso e se mi si chiede cosa ne penso degli ultimi risvolti di serie che pure ho amato e amo ancora, non so cosa rispondere.
Lo studio e la triste condizione di un venticinquenne che sta per laurearsi in un Paese in cui già sa che le sue doti non saranno mai considerate mi hanno un po' allontanato dal mondo del Fumetto. Non tocco Strabick da un anno e Vampirology non è stata pubblicata con la serialità che avevo sperato (a tal proposito, vi consiglio di rimanere sintonizzati su questo blog!). 


Eppure, Lucca mi ha sorpreso e credo abbia fornito una bella spinta per ribaltare un po' questa situazione. La verità era che, più che il contatto col mondo del fumetto (sono stato al Napoli Comicon due volte, altrettante al B-Geek e non mi sono perso quasi nessun raduno cosplay nei paraggi negli ultimi due anni!), mi serviva il contatto coi fumettisti veri.
Quelli che hanno scritto la storia passata e presente di questa incredibile forma d'arte e che si riuniscono a Lucca, ciclicamente, ogni anno.

Il mio primo giorno in fiera, il 31 di ottobre, si è inaugurato con l'apparizione del mitico Alfredo Castelli, creatore di Martin Mystère ma, soprattutto (per quanto mi riguarda), dell'insuperabile Omino Bufo!
Ho seguito una conferenza sulla storia del Fumetto molto interessante a cui lui prendeva parte e, vedendolo dal vivo e sentendolo parlare, ho avuto l'impressione di trovarmi davanti ad un vero Mostro Sacro della storia del Fumetto italiano. Un sessantacinquenne in giacca e bretelle, capelli e barba bianchi e dei modi di fare incredibilmente discreti ed educati. Ha conosciuto praticamente tutte le stelle del pantheon fumettistico nostrano, da Bonelli a Jacovitti, passando per Bonvi, Silver, Sclavi...
Alfredo Castelli, ovvero il Pitore di Santini!
Non lo si direbbe mai il mitico Pitore di Santini che ha attentato alla grammatica italiana e al trono di Lupo Alberto sull'omonimo mensile firmato da lui e da Silver nei primi anni Novanta.
Dopo la conferenza, mi sono fiondato allo stand Panini ad acquistare il volume integrale delle strissie bufe con l'intento di farmelo autografare al termine della conferenza successiva ma, a causa dei troppi eventi a cui partecipare e dei posti da visitare, ho consultato male il programma e sono arrivato al Palazzo Ducale a conferenza già terminata. Castelli non c'era più.
A quel punto sono tornato in Piazza Napoleone, dove c'erano gli stand, e ho iniziato a consultare il programma per capire se avrei potuto rincontrarlo il giorno seguente. Dovevo essere veramente in preda al panico perchè il suo nome non mi compariva più negli eventi del venerdì e del sabato (nonostante ci sarebbe stato eccome...) e mi stavo ormai rassegnando all'idea che non avrei mai avuto l'onore di un suo autografo sulla mia raccolta quando la mia amica Angela, davanti a me, mi sferra un pugno sul braccio e mi fa: 'Sal, ti è appena passato dietro!'. Appena ho inquadrato il bersaglio, l'ho seguito fino allo stand Bonelli, dove è sparito. L'ho atteso all'uscita e lì mi sono fiondato davanti a lui con la raccolta in mano e la mia richiesta.
Castelli era carico di buste e stava andando via ed ero certo che mi avrebbe mandato malissimo. Invece, con una cortesia ed un'umiltà spiazzanti, ha poggiato le buste per terra e mi ha risposto 'Certo, questo ed altro per il mio pubblico!' e mi ha firmato la raccolta, mentre io ero talmente eccitato che non riuscivo a trovare la penna che mi aveva chiesto.
Nei giorni seguenti l'ho visto dare indicazioni a passanti che non avevano idea di chi fosse, fare disegnini con dedica nei momenti più assurdi a chi gli chiedeva un semplice autografo, fermarsi ad aspettare dei ragazzi che avevano mandato in avanscoperta un loro amico per bloccarlo e farsi firmare qualcosa (mentre loro erano imbottigliati nella folla)... il tutto con una pazienza e un'umiltà che altro che Papa Francesco!
Insomma, come credo si evinca fin troppo bene, è stata la figura che mi ha maggiormente impressionato di tutta la vacanza, sul piano artistico e soprattutto umano. Uno si aspetta una specie di santone alla Alan Moore, scorbutico e coi piedi a tre metri dal suolo, e invece si ritrova davanti una figura che ricorda il migliore dei professori d'università, paziente e che non ha mai scordato che deve il suo successo soprattutto a noi lettori.

L'altra avventura lollica l'ho avuta il giorno successivo e riguarda un altro big del Fumetto, nientepopodimeno che David Lloyd, disegnatore e coautore di V for Vendetta, ospite presso lo stand della NPE Edizioni per autografare le sue ultime fatiche, edite dalla casa editrice in questione.
Presso lo stand delle fumetterie, ho beccato un'edizione economica di V for Vendetta, albo che ho letto due anni fa ma che non ho mai acquistato perchè reperibile solo in edizioni abbastanza costose. Ovviamente, la lucina si è subito accesa nel mio cervello: V for Vendetta in edizione economica + David Lloyd = occasione che chissàquandomiricapita!
David Lloyd
Così, acquistato l'albo, mi sono recato allo stand NPE, pur sapendo che non avrei ottenuto probabilmente ciò che speravo. Per ottenere un autografo dal maestro bisognava acquistare un volume edito da NPE. Non è che chiunque si poteva far autografare una copia di chissà cosa comprata chissà dove! 
Così son rimasto lì, davanti a Lloyd che disegnava, mentre io sudavo manco fossi in una sauna e mi rigiravo l'albo tra le mani. Dovevo aspettare che il ragazzo allo stand si liberasse per chiedergli se potevo importunare il disegnatore pur sapendo già che sarebbe stato un NO sicuro. 
Il caso ha voluto che il tizio allo stand fosse molto indaffarato, tanto che, dopo 5 minuti, Lloyd ha alzato lo sguardo e mi ha visto. Poi ha posato gli occhi sul mio volume (che io tenevo con la copertina rivolta verso di me per evitare che i ragazzi dello stand capissero le mie intenzioni o che, peggio, qualcuno si accodasse a me credendo che Lloyd firmasse qualunque cosa) e l'ho visto inclinare la testa per sbirciare la copertina. A quel punto gliel'ho mostrata e lui ha teso la mano, sorridendomi. In un attimo mi ha chiesto come mi chiamassi, ha autografato la copia, me l'ha ridata e mi ha stretto la mano. Dopo averlo ringraziato, mi sono recato dai miei amici, che hanno atteso a debita distanza, con una faccia da ebete esclamando: 'Ha fatto tutto da solo... me l'ha autografato a sgamo!!! E' un grande!!!'.

Ma la giornata più intensa è stata, senza dubbio, l'ultima, quella di sabato 2 novembre.
Basti dire che io, Angela e Teo, i miei insostituibili compagni di viaggio, avevamo in programma di farci autografare degli albi da Leo Ortolani! 
Leo Ortolani
Ora, premetto che per me Castelli batte Ortolani e la mia sessione personale di autografi, soddisfatta dai due miti sopra citati, era già terminata e nel migliore dei modi, ma mi ero messo in testa, dal primo giorno, di far autografare un albo di Ortolani per mio fratello, che stravede letteralmente per lui e ride da solo quando legge le sue storie.
In mattinata, abbiamo assistito alla conferenza della Panini, in cui venivano presentate le novità editoriali. Vi dico solo che, a quel tavolo, erano seduti Castelli, Ortolani e i Paguri (gli autori di Don Zauker e Nirvana, per intenderci) ed è stata una delle cose più epiche che si siano mai viste su questa Terra! 
Sin dalla sera precedente, sapendo che per avere un autografo di Ortolani presso lo stand Panini nella mattinata seguente ci saremmo dovuti scannare con altri appassionati, abbiamo optato per la sessione pomeridiana presso lo stand del Rat-Man Fan Club. L'arrivo di Ortolani era previsto per le 16 e io e il buon Teo, previdenti, ci siam presentati lì alle 2 e un quarto. Ma i posti erano già esauriti ed eravamo fuori dalla fila per due soli posti. Il sistema era semplice: all'arrivo dei primi 30, i ragazzi del club distribuivano dei bigliettini numerati e solo chi ne era in possesso poteva sperare nell'autografo. Ma, anche qui, il caso ha voluto che una coppia rinunciasse ad attendere Ortolani per due ore, in piedi, sotto la pioggia, e ci ha ceduto i biglietti! Così, avevamo praticamente l'autografo già in tasca! Abbiamo dovuto giusto aspettare due ore e mezza in piedi, sotto la pioggia, affamati e pazienti, mentre i ritardatari protestavano perché speravano di ottenere ciò che noi avevamo avuto per pura fortuna con la C maiuscola.
E vabè, niente. Lì eravamo in coda, quindi è mancata la parte avventurosa della faccenda... giunto il nostro turno, abbiamo dato l'albo a Leo che ha esordito con un 'Ciao, dimmi?', gli abbiamo detto il nome, ha fatto autografo e dedica, stretta di mano e via, verso nuove avventure. 
Davvero, davanti ad Ortolani non ho provato nessuna stretta alla bocca dello stomaco, né ho versato una goccia di sudore. Premetto che ne riconosco la grandezza e la genialità e Rat-Man mi piace pure, ma... boh, sarà che Castelli mi ricorda la mia infanzia e mi suggestiona per la storicità della sua figura e che V for Vendetta mi ha lasciato tantissimo dentro, sul piano narrativo e grafico...ma Ortolani, forse l'autore di fumetti più conosciuto e amato in Italia da 25 anni, non mi ha fatto alcun effetto. De gustibus!

Last but not least, un disegnatore olandese che ho scoperto grazie ad una conferenza su H. P. Lovecraft (non poteva mancare!) la mattina del 2, davvero molto bravo, chiamato Erik Kriek, autore e disegnatore del volume Da altrove, in cui traspone alcuni dei più celebri racconti brevi del maestro di Providence.
Erik Kriek
 Lì, devo l'autografo al buon Teo che, dopo che i ragazzi della Eris Edizioni mi avevano risposto negativamente alla richiesta di autografo perchè l'autore era stanco (eravamo alla fine della giornata, era comprensibile...) ha preso il mio volume, fatto il giro dello stand e abbordato il Kriek con la sua richiesta. E lui ha sketchato e firmato il mio volume, disegnando un piccolo Dagon sul frotespizio!

Insomma, sono carico. 
Da grande voglio fare l'Alfredo Castelli! Devo rimettermi al lavoro, levarmi dalle scatole questa laurea accademica e buttarmi nel prossimo Lucca Contest!

È tempo di ripartire! 

mercoledì 16 ottobre 2013

L'ombra su Innsmouth

Ultimo post (non senza ritardo) dedicato alle creature di Lovecraft. 


Questa è la volta di un abitante della cittadina portuale di Innsmouth, decadente e solitaria, evitata da tutti dopo fatti misteriosi, legati al culto di Dagon, che si sono verificati in città.
Gli abitanti di Innsmouth presentano tutti lo stesso tipo di deformità. Occhi a palla sporgenti, labbra grosse e cascanti e un olezzo di pesce marcio che, a dire il vero, pervade l'intera cittadina.
La spiegazione è tanto semplice quanto orribile.

Essi sono, infatti, frutto delle blasfeme unioni carnali tra gli adepti di Dagon (il mitologico mostro dei mari innalzato a divinità da certi culti umani e disumani), grottesche creature anfibie a metà tra l'uomo e il pesce, e gli abitanti della cittadina di Innsmouth che queste creature, arrivando dal mare, hanno insidiato e soggiogato.
Tutti gli abitanti di Innsmouth sono adoratori del culto di Dagon e tengono segreta la loro storia. 
Non che ce ne sia bisogno visto che, comunque, nessun viaggiatore si avventurerebbe mai nel loro inferno.



giovedì 16 maggio 2013

L'orrore di Dunwich

Dopo il mitico Cthulhu in technicolor, tocca ad un'altra illustrazione da blocco degli schizzi.

Stavolta interpreto la mostruosa creatura invisibile che devasta la cittadina di Dunwich.
Figlio di Yog-Sothoth, l'orrore di Dunwich (protagonista dell'omonimo racconto) è un gigantesco agglomerato ovoidale di tentacoli con una mezza faccia in cima, tremendamente simile a quella del giovane  (e mostruoso a sua volta) stregone che lo ha evocato che, non a caso, si scoprirà essere successivamente il suo fratello gemello, nato dall'unione della sua madre umana con la temibile divinità.

Immancabili i tentacoli con orifizi che contraddistinguono gran parte degli dei del pantheon lovecraftiano.


giovedì 9 maggio 2013

Cthulhu

A lui non potevo riservare uno schizzo a matita sul mio quadernetto.

Ho letto il racconto qualche settimana fa e ho atteso di avere il tempo e l'ispirazione per realizzare l'illustrazione riguardante il Gran Sacerdote degli Antichi, l'enorme mostro dalla testa di piovra e dal corpo  alato vagamente antropoide oggetto dei blasfemi culti narrati nel racconto 'Il richiamo di Cthulhu'.

Ho cercato, come sempre, per quanto mi era possibile, di mantenermi fedele alla descrizione che Lovecraft fa dei suoi mostri, anche se spesso questa si rivela sommaria. 
Eliminando completamente ogni tratto a china e utilizzando unicamente i pastelli, ho voluto rendere l'effetto gelatinoso della creatura, così evidenziato nel testo che lo riguarda, e accennare all'osceno contenuto del suo corpo che traspariva attraverso l'involucro fetido traslucido e verdastro.

La bava tra i tentacoli è ripresa da un passo preciso del testo. 
Dopo che gli ignari marinai approdano sulla misteriosa isola emersa su cui sorge la città di R'lyeh e risvegliano accidentalmente Cthulhu, i due sopravvissuti riescono a raggiungere la loro nave e a prendere il largo, mentre il mostro si ferma sulla scogliera, sbraitando e sbavando (salvo poi, poco dopo, gettarsi in acqua e inseguire a nuoto l'imbarcazione).

Ovviamente la posa plastica toglie dinamismo al momento, ma aiuta l'aspetto descrittivo dell'illustrazione.



domenica 21 aprile 2013

Uomini-Lucertola venusiani

Con questo post, chiudo il primo ciclo delle illustrazioni dedicate ai racconti di Lovecraft.
Paradossalmente, le storie illustrate fanno parte del secondo tomo dei miti di Cthulhu, ma non posso farci nulla se mi è capitato tra le mani quello per primo (me lo procurai del tutto inaspettatamente durante un book crossing...).
Conto di iniziare prestissimo il secondo ciclo, visto che ho ricevuto da poco il tomo mancante che, tra parentesi, contiene anche Il richiamo di Cthulhu, forse il racconto più celebre dello scrittore di Providence.

Questo post è dedicato ai viscidi Uomini-Lucertola di Venere, indigeni del fangoso pianeta che venerano e difendono dall'avidità umana i loro preziosi cristalli, pur non comprendendone l'aspetto utile.
Protagonisti del racconto Tra le mura di Eryx, questi mostri comunicano tra loro mediante il movimento dei tentacoli pettorali e non si possono propriamente definire perfidi. Semplicemente si difendono dai predoni umani che, infatti, non attaccano mai se non cogliendoli sul fatto mentre trafugano i loro amati cristalli.
Sono però alquanto disgustosi, essendo rugosi e viscidi e vivendo in un clima asfissiante e fetido.



sabato 30 marzo 2013

Brown Jenkin

Ancora una creatura di Lovecraft.
Stavolta è il turno del grottesco Brown Jenkin, il mostruoso essere simile a un ratto, con viso e zampe umane e zanne affilate che fa da tramite tra il mondo antico popolato da creature della risma di Cthulhu e le streghe nel mondo degli umani.

Ok, non era proprio difficile né da immaginare né da disegnare... ma mi ci sono cimentato ugualmente!

giovedì 28 febbraio 2013

'L'impunito' su Verticalismi.it

Tempo di concorsi, gente!
E io non me ne perdo uno, quando il tema (o il premio in palio) mi solletica!

Stavolta tocca ai personaggi biblici, chiamati in causa sul sito Verticalismi, un portale tutto italiano dedicato ai fumetti nuovi di autori giovani e che, come me, credono ancora nell'illusione di potersi guadagnare il pane col proprio talento istrionico. Il motivo per cui vengono scomodati questi illustri personaggi?
Un concorso legato al lancio del nuovo fumetto, realizzato a quattro mani, quattro occhi, quattro gambe, due nasi e sessantaquattro denti (credo...) dai giovani e celebrati Pierz ('Ravioli Uèstern') e Davide La Rosa ('Il nuovo romanzo di Dan Braun') che, non a caso, saranno la giuria esaminatrice degli elaborati legati a questo concorso, che porta il nome del sopraccennato fumetto, 'La Bibbia 2'.

Il soggetto del concorso, vomitato dalle stesse menti di cui sopra, recita così (non mi andava di sintetizzarvelo, quindi copio-incollo e buonanotte ai suonatori!):

“Tempo di elezioni, anche i fumettisti sono chiamati alle urne… e se i personaggi biblici si candidassero alle prossime elezioni? Mosè si opporrebbe allo sbarramento al 4% del Mar Rosso? Giuda dovrebbe pagare l’IVA sui 30 denari? A Giuseppe verrà rimborsato l’IMU sulla prima capanna? Scegli il tuo candidato ideale dalle pagine del romanzo fantasy più letto al mondo (ma che nessuno ha mai letto) e fagli fare campagna elettorale!” 

Cogliendo la palla al balzo, mi sono subito iscritto a questo magnifico, blasfemo e dissacrante concorso e mi sono fiondato in studio a buttar giù la mia folle trovata elettorale. E, con le manie di grandezza che mi ritrovo da sempre, ho messo in campo uno dei pezzi più grossi della piramide (con occhio) biblica: Gesù Cristo (quello che stava sulla croce al centro, con la scritta 'I.N.R.I.'...) che, in modo assolutamente INNOVATIVO e convincente, spiega i punti del suo programma e denuncia ciò che deve essere cambiato nel nostro Paese.
Per il bene di tutti, ma soprattutto del suo, che è uno dei tutti (cit.).

Qui potete leggere il mio lavoro: L'impunito

In palio ci sono i seguenti premi (copia/incolla):


- Primo classificato a giudizio della giuria di qualità:
° pubblicazione della storia nel n° 21 della rivista Comic-Soon diffusa gratuitamente in 40.000 copie in tutte le fumetterie servite da Alastor distribuzione, nelle principali scuole di fumetto e durante le manifestazioni Torino Comics e Napoli Comicon.
° Buono da 50€ sul catalogo NPE.
° Una copia de La Bibbia 2 con disegno e dedica degli autori.
- Secondo e terzo classificato a giudizio della giuria di Qualità:
° Buono da 25€ sul catalogo NPE
° La Bibbia 2 di Davide La Rosa e Pierz con disegno e dedica degli autori.
- Primo classificato a giudizio della giuria popolare:
° La Bibbia 2 di Davide La Rosa e Pierz con disegno e dedica degli autori.
- Premio speciale a giudizio degli autori: “dato che gli ultimi saranno i primi, anche l’ultimo classificato riceverà un generoso premio: un esclusivo scatolone vuoto pieno di nulla.”
È vietata l’assegnazione di più premi allo stesso partecipante.
Inutile dirvi che io ambisco all'ultimo premio, ossia il divieto di assegnare più premi allo stesso partecipante. Chissà quanto vale in gettoni d'oro... uhm...
In bocca a lupo a chi vincerà! 
Letteralmente...




martedì 19 febbraio 2013

Ancora su Strabick


In questo periodo ho fatto un po' di cose.
Ho dato esami accademici, ho fatto disegni su disegni, ho letto nuovi libri e scoperto nuovi fumetti (Hellboy è l'ultimo della serie e mi sta piacendo un botto!).
Ricorderete senz'altro l'avventura a fumetti dell'ispettore Strabick a cui stavo lavorando fino a qualche mese fa. Dopo aver ultimato la prima parte, iniziai a lavorare alla seconda ed ultima, ma poi il mio tempo si è drasticamente ridotto con l'inizio dei corsi accademici.
Che poi, non è che fosse in realtà una vera e propria questione di tempo, ma di ritmo. Mezza giornata in laboratorio, pasti fuori orario, rientri che variano da un giorno all'altro e mente orientata verso altri progetti relativi al circuito artistico (o accademico, per essere più precisi)... insomma, mi è stato impossibile riprendere seriamente il buon Strabick, che è pian piano scivolato fuori dal mio cervellino.
Ma non ho mai avuto intenzione di abbandonarlo, giuro!
Non potevo manco portarlo sull'autostrada, non avendo la patente. E nessuno era disposto a darmi un passaggio per abbandonare un ispettore di polizia al suo destino, magari legandogli il collo (quale collo?!) ad un collare e lasciandolo con l'estremità del guinzaglio saldamente fissata ad un guard rail.
Insomma, a parte tutte le difficoltà che avrei comunque avuto nell'abbandonarlo, non ci ho mai pensato!
Avevo intenzioni serie con lui e ce le ho ancora, quindi aspettavo solo il momento di potermi rimettere al lavoro.
Il caso ha voluto che il buon Teo (e chi è? Fatti miei!) mi linkasse, lo scorso venerdì, un interessante concorso per esordienti a cui intende partecipare. Al che, mi son detto: 'Ci siamo, è un segno del cielo! Devo ritornare a Babbeopoli e far chiudere il caso a Strabick!'.
Oddio, ammetto che, visto il personaggio, il segno dal cielo che mi sarei aspettato era una cagata di gabbiano, magari mentre rincasavo da studio, visto che sono vicinissimo al porto e me ne volano sulla testa tantissimi... ma, in un certo senso, anche il buon Teo può definirsi metaforicamente un gabbiano.
Anche se non ha il naso a becco... non veste di bianco... e vive in una città in cui non c'è il mare. Ma chissà se mangia pesce...
Comunque, da ieri mi sono rimesso all'opera!
Ma non mi sono buttato a capofitto sulla seconda parte, no. Ho rivisto la prima, mi sono segnato tutte le vignette e i disegni che, col senno di poi, ritenevo mal riusciti al limite del disgustoso e li ho rifatti.
Dopo due giorni di lavoro, posso dire che, finalmente, la prima parte può dirsi conclusa adesso.

Ora mi metterò al lavoro sulla seconda e, cascasse il mondo, tempo un paio di mesi (sono realista, ok?) e finirò quella storia!!!

Intanto beccatevi questa bella illustrazione (che finirà nel volume!) che sancisce il mio ritorno al lavoro sull'ufficiale di polizia più gnocco dei fumetti!


venerdì 4 gennaio 2013

'La bitta' - illustrazioni per un reading teatrale

Lo scorso ottobre mi fu chiesto, da un caro amico che scrive poesie e racconti in vernacolo molfettese, di realizzare delle illustrazioni per un reading teatrale di una sua opera in due atti ispirata alla tragica vicenda del Francesco Padre, il peschereccio molfettese affondato al largo delle coste del Montenegro nel novembre 1994. Si sono dette e scritte una marea di cose su questo tragico incidente (?); si è tentato di screditarne perfino l'equipaggio, definendo i cinque pescatori morti a bordo dell'imbarcazione come contrabbandieri di armi e, quindi, vittime di quel Male che essi stessi trasportavano nella stiva.
Ovviamente, ci sono ragioni militari (leggi anche politiche) per cui si lascia che un alone di mistero lungo ormai diciotto anni avvolga questa brutta faccenda.

Lungi però dall'essere un'opera tesa a indagare e denunciare le ipotetiche cause di questo disastro, La bitta si presenta come un racconto popolare molto intenso, incentrato sulle vicende della famiglia di uno dei cinque pescatori, il giovane Semìne, su cui grava un terribile presagio di morte.
Pur non amando particolarmente questo genere di narrazioni fortemente radicate nello spirito e nelle tradizioni legate al territorio, ammetto di essere rimasto piacevolmente affascinato da quest'opera, per cui sono stato felice di realizzare queste sette illustrazioni (una per il prologo, tre per il primo e tre per il secondo atto) che, in teoria, avrebbero dovuto essere proiettate durante un reading - preferito alla rappresentazione vera e propria per le solite ragioni - ma che, di fatto, sono rimaste a me perchè l'evento è sfumato prematuramente.

Con la speranza che, come mi è stato detto, se ne riparli il prossimo novembre, condivido comunque con voi questi miei sette lavori a china.








mercoledì 2 gennaio 2013

This is It

"George sbatté forte le palpebre e  guardò di nuovo. Faticava a credere a quel che vedeva: sembrava il personaggio di una storia, o di quei film nei quali si sa che gli animali balleranno e parleranno. Se avesse avuto dieci anni di più, non avrebbe creduto a quel che vedeva, ma George non aveva sedici anni. Ne aveva sei.
C'era un clown nello scarico. La luce là dentro era molto fioca ma bastava perché George Denbrough fosse sicuro di quel che vedeva. Era un clown, come quelli del circo o della TV. Per la precisione, era un incrocio tra Bozo e Clarabelle, quella che vedeva in un programma per bambini, il sabato mattina. La faccia del clown nello scarico era bianca e c'erano buffi ciuffi di capelli rossi ai lati della testa pelata e c'era un gran sorriso da pagliaccio dipinto sulla sua bocca. Se tutto questo fosse avvenuto solo qualche anno dopo, George avrebbe certamente pensato a Ronald McDonald prima che a Bozo e Clarabelle.
Il clown aveva in mano un mazzo di palloncini, di tutti i colori, come succulenti frutti maturi.
Nell'altra aveva la barchetta di carta di George.
'Vuoi la tua barca, Georgie?' Gli  sorrideva.

George rispose al suo sorriso. Non potè farne a meno, perchè quello del clown era un sorriso contagioso. 'Certo', rispose.
Il clown rise. 'Certo'. Mi piace! Ma bene! E un palloncino?'
'Oh... certo!' Allungò la mano... e la ritrasse malvolentieri. 'Non devo accettare regali dagli sconosciuti. Me l'ha detto papà'
'Molto saggio il tuo papà', si complimentò il clown nello scarico, sorridendo di nuovo mentre George si domandava: come ho potuto credere che avesse gli occhi gialli? Erano di un blu vivace e limpido, il colore degli occhi di sua madre e di quelli di Bill. 'Molto, molto saggio. Vuol dire che mi presenterò. Io, Georgie, sono il signor Bob Gray, altrimenti noto come Pennywise, Il Pagliaccio Ballerino. Pennywise, ti presento George Denbrough. George, questo è Pennywise. Ecco, adesso ci conosciamo. Non sono più uno sconosciuto per te e tu non sei uno sconosciuto per me. Giii-iusto?"

(Stephen King, It)