lunedì 15 ottobre 2012

Gwynplaine


"La natura era stata davvero magnanima con Gwynplaine, dandogli, come gli aveva dato, una bocca che si apriva fino alle orecchie, certe orecchie che ricascavano fino sugli occhi, un naso difforme che pareva fatto apposta per il dondolio degli occhiali d'un giullare smorfione e un muso che non si poteva guardare senza ridere. 

Essa dunque, la natura, aveva prodigato tutti i suoi favori a Gwynplaine; ma era stata proprio lei, oppure era stata aiutata?
No, la natura non può creare simili capolavori senza un aiuto: e cioè due occhi dolorosi, una tana invece della bocca, una protuberanza camusa con due buchi al posto delle narici, una schiacciata per viso e, come sintesi di queste doti, un riso continuo... Se non che il riso vuole dire sempre gioia? [...]

Tutte le apparenze facevano credere che quel suo volto fosse stato snaturato da industriosi cesellatori di bimbi; si vedeva anzi subito che una scienza misteriosa e forse occulta, che stava alla chirurgia, così come l'alchimia sta alla chimica, aveva riplasmato quelle carni, in un'età tenerissima, e creato quel viso con premeditazione; scienza destra nel sezionare, nell'ottundere e nel legare, che aveva spaccato la bocca, sganciato le labbra, messe a nudo le gengive, spianato le orecchie, sconnesse le cartilagini, deformate le sopracciglia e le gote, allargati i muscoli degli zigomi, spalmate le cuciture e le cicatrici, tirata la pelle sulle lesioni pur serbando però lo sgangheramento della faccia. [...]

Tutte le parti della faccia di Gwynplaine, grazie all'operazione misteriosa che gli era stata fatta, forse durante la fanciullezza, cooperavano a questo riso: tutta la sua fisionomia vi si appuntava come una ruota si accentra nel mozzo; tutte le sue passioni, quali esse fossero, accrescevano, per essere più precisi, quella strana espressione gioiosa; la meraviglia, il dolore, il corruccio, la pietà aumentavano quella sua ilarità muscolare, e così, anche piangendo, avrebbe riso e, qualsiasi cosa facesse o pensasse, gli bastava mostrare il volto tra la folla, - se la folla era attorno a lui - per vedere subito uno sfolgorare di riso. [...]

Egli era, però - a parte questo - grande, ben fatto nella persona, tutta agilità; deforme solo nella faccia, insomma; sicuro indizio, appunto, che era un frutto dell'arte e non un'opera della natura. Gwynplaine, bello com'era di membra, doveva essere stato anche bello di viso. [...] 
Gwynplaine era stato dunque fatto apposta,  a quanto pareva; e non gli avevano lasciato stare che i denti, necessari al riso. La testa di morto li serba. [...]

I suoi capelli erano stati tinti una volta per sempre d'un color d'ocra, che è un segreto riportato alla luce ai nostri giorni e di cui le belle donne si servono; perchè quel che un tempo imbruttiva, oggi invece si crede atto ad abbellire. Gwynplaine aveva i capelli gialli; e questa pittura, corrosiva al vedere, glieli aveva fatti diventare lanosi ed aspri al tatto; ma quell'arricciamento selvaggio, giubba più che capigliatura, copriva e nascondeva un vasto cranio creato per racchiudere il pensiero; infatti quell'operazione, con cui si era distrutta l'armonia del volto e sfigurata la carne, non aveva potuto però intaccare lo stesso cranio." 

(Victor Hugo, L'uomo che ride )